Mental Coaching: allenare la mente per colpire sempre il bersaglio.

Come diventare un tiratore vincente in pedana, in linea di tiro o sulla linea di tiro con l’arco.

Dott. Massimo Binelli (mental coach).

Chi pratica tiro a volo, tiro a segno, tiro dinamico o tiro con l’arco lo sa bene: non basta avere un’arma perfettamente tarata, un’attrezzatura impeccabile o una tecnica di tiro raffinata. In gara, la vera differenza la fa la mente. Eppure, anche in uno sport in cui non c’è contatto fisico con l’avversario, molti tiratori sperimentano tensione, ansia da prestazione e paura del confronto. Che si tratti di affrontare una finale di trap, una serie di tiri di precisione a 10 metri, un percorso IPSC o la volée decisiva in un torneo di arco olimpico, il copione mentale è sempre lo stesso: pensieri negativi che si insinuano, autosabotaggio e la famigerata profezia che si autoavvera. Se prima di salire in pedana o mettersi in posizione il pensiero è “contro questo avversario non vinco di sicuro”, la mente farà di tutto per confermarlo. E il risultato, purtroppo, sarà scontato.

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Le trappole mentali del tiratore. Paura di sbagliare: il timore di mancare il piattello, il colpo o il bersaglio e “rovinare” la serie. Paura del giudizio: la sensazione di essere osservati e criticati da compagni di squadra, avversari e pubblico. Ansia anticipatoria: l’agitazione che cresce già nei giorni o nelle ore prima della competizione. Il punto è che prestazione e risultato non sono la stessa cosa. La prestazione dipende solo da te: postura, respirazione, concentrazione; in una parola: azione. Il risultato, invece, è influenzato anche da fattori esterni: condizioni meteo, avversari, imprevisti.

La mentalità del “Tiratore Vincente”. Un tiratore mentalmente preparato pensa, agisce e si allena come un campione. E gareggia “per vincere”, che non significa sempre salire sul gradino più alto del podio, ma dare il massimo in ogni circostanza, senza calcoli o paure. Ogni gara fa storia a sé. Ogni serie fa storia a sé. Ogni tiro fa storia a sé. E, soprattutto, un tiro non ha memoria, la pistola il fucile e l’arco non hanno memoria, le frecce e le cartucce non hanno memoria, ergo: i tiratori non devono avere memoria del tiro appena fatto. Che sia il colpo dopo un errore, quello che decide il passaggio di turno o quello che vale una medaglia, va affrontato con lo stesso approccio mentale di un tiro di allenamento, con serenità e piacere per il gesto tecnico. È il “trucco” della mia regola numero 9, una delle 48 raccolte nel libro “ Atleta Vincente ”: «Allenati ogni giorno con consapevolezza e concentrazione, come se fosse la tua gara più importante, e affronta la tua gara più importante come se fosse un normale allenamento». Chi dà troppa importanza al “momento della gara” rischia di perdere spontaneità e automatismi, con inevitabile calo di prestazione, perché la mente non sa cosa vuol dire “fare un tiro da gara”: sa semplicemente fare quel tiro, in ogni circostanza.

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Cosa impareremo in questo percorso. In questa rubrica scopriremo: Pag. 1 di 2 ​Massimo Binelli come gestire il dialogo interiore, quella vocina silenziosa che può sabotare o potenziare la concentrazione; aumentare la consapevolezza, per essere centrati e focalizzati in pedana, in linea di tiro o davanti alla sagoma; controllare le emozioni rabbia, aggressività, ansia, eccitazione; mantenere alta la motivazione e l’autostima, anche dopo una “giornata no”; reagire all’errore, perché prima o poi capita a tutti di sbagliare, ma non a tutti di rialzarsi subito. Che tu sia un tiratore di trap, un atleta di pistola a 25 metri, un praticante di tiro dinamico o un arciere, la regola è la stessa: tratta il tuo cervello come un muscolo e allena la mente con la stessa cura con cui alleni il tuo corpo e prepari il gesto tecnico, perché non basta “capire”: bisogna agire! Solo così potrai trasformare ogni colpo in un colpo vincente.

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Per approfondimenti: MassimoBinelli.it .

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