PENSAR MALE

di Damiano Mastroiaco
(esperto oplofilo, pubblicista del settore armiero).

Verrebbe da pensar male.

Prenda bene la mira, e scagli pure la prima pietra, chi non abbia mai sospettato che certe decisioni, certe insistenti proposte, certi provvedimenti presi sopra la nostra testa, fossero finalizzati al nostro discapito di Italiani, voluti al preciso scopo di avvelenarci la vita.

Verrebbe da pensare male.

Male sul serio.

A cosa dobbiamo tanto onore?

“Trappole culturali”?

Ideologie? Dilettantismo sdoganato o pura malafede? Quell’ultimo caso, benché criminale, si profila paradossalmente come il meno offensivo, perché se non altro comporterebbe un dolo, una volontà cosciente e non un’apatica, superficiale, spocchiosa consuetudine.

Alta visibilità.

Imporci abiti di colore riconoscibile nel folto di un bosco può sembrare, al rozzo burocrate, una vera panacea contro gli incidenti venatori, ma si tratta di un punto di vista che nasconde un risvolto inquietante.

Foto dal catalogo Neverlost

Quando, sulle ormai ripetitive copertine delle riviste di Caccia, m’imbatto nel solito tizio avviluppato nell’arancione brillante, o “blaze orange” per i cultori dell’angla favella, mi tornano alla memoria le immagini autunnali delle foreste nordamericane, nella parte orientale di USA e Canada: una vera profusione di rossi brillanti, di gialli, di arancioni in ogni gradazione percepibile.

Strano ma vero, in quella situazione il “blaze orange” può agire quasi come uno schema mimetico, a meno che non si operi all’alba, quando il sole non ci ha ancora regalato i reali colori di un nuovo giorno.

“Poco male” penserete. “Il più delle volte la caccia si svolge proprio intorno a quelle ore”, e in effetti alle prime luci del mattino, o al tramonto, l’arancione brillante esprime davvero tutta la sua validità.

Ma non siamo ancora giunti al pericoloso risvolto che vi ho anticipato.

Il fatto è che a forza di arancione, stiamo VIZIANDO la nostra percezione: stiamo addestrando il nostro cervello a rispondere nei pericolosi termini del no arancione/no persona , e sappiamo bene, noi che ancora bambocci abbiamo bazzicato abetaie e querceti ben prima della prima licenza, quanto ingannevole sia tutto questo.

Foto dal catalogo Beretta, abbigliamento ad alta visibilità: giacca Balkan VR Jacket con pantaloni Balkan.

L’eventualità di farcire a piombo chi sia vestito in maniera convenzionale, come il cercatore di funghi, il nostalgico inseguitore di sensazioni dimenticate, quello che ha litigato con la moglie, il rompipalle col cercametalli o il pastore, è sempre dietro l’angolo; dobbiamo tenerla in seria considerazione, almeno quanto il rivalutare una più generica, purché sana, CULTURA DEL PERICOLO.

Foto dal catalogo Beretta

Fari accesi.

Sono certo che il prossimo caso sarà già venuto in mente a moltissimi fra voi.

Rispetto al precedente, lo avvertiamo come un provvedimento altrettanto “diseducativo”, ma più infido: per l’occasione non abbiamo un’arma in mano, la cui sola presenza può bastare a ridestare quel fiero senso di responsabilità che gli oplofili conoscono bene.

No. Adesso, fra le mani, abbiamo il volante.

E cos’è quella macchia grigiastra, in lontananza, sulla corsia opposta?

Qualunque cosa sia non ha i fari accesi. Uno sbadato che ha dimenticato di azionarli anche di giorno, oppure è un’auto ferma a bordo strada?

Se non ci avviciniamo non lo possiamo sapere, e incrociandolo, il veicolo ci sconcerta con la sua forte andatura: velocità della quale, finché le distanze non si sono ridotte, non ci eravamo minimamente resi conto, ma… Ve ne siete accorti o no, che per verificare quella macchia grigiastra vi siete distratti dalla carreggiata?

È scontato pensare che quando l’obbligo dei fari accesi non si era ancora imposto, gli automobilisti sapessero discernere -non solo visivamente- con maggiore immediatezza ogni sorta di eventualità.

Scontato, ma vero.

Immagine tratta di una pubblicità d’epoca.

Guardrail.

Non sono incline a credere nell’altrui buona fede. Forse perché mi è costata cara la mia.

Sulle strade, i VERI incidenti sono rarissimi.

A tragedia compiuta è difficile che non si risalga a una negligenza da parte di almeno una delle parti coinvolte. Ed è raro che esaminando lo scenario dell’accaduto si possa invocare la “fatalità” pura e semplice.

Alta velocità ove non consentito né opportuno, sottovalutazione dei rischi, una curva azzardata che ha portato un automobilista contromano, sole basso… o una banale distrazione, magari dovuta a un automatismo del tutto innocuo, in altri ambiti. E non sto alludendo solo alle dita nel naso.

Perciò mi VERREBBE da dire, se non temessi conseguenze legali, che nel mio caso l’uscire di strada su una statale e magari finire in aperta campagna per disattenzione, APPARTIENE SOLO A ME, a meno che l’auto non piombi su qualcuno, evento che nella circostanza delle statali è più raro di quanto non si creda.

Molto meno infrequente, purtroppo, è che un guardrail posto dove proprio non si doveva, per esempio su un tratto particolarmente ristretto e pieno di curve, mi proietti di rimbalzo addosso a un’auto in direzione contraria… Quel malaugurato caso non appartiene più al solo sottoscritto, ma coinvolge altri.

E ci sarebbe da raccontare, e Dio mi è testimone che non vorrei farlo, di quante volte un guardrail ha praticamente decapitato un motociclista, o lo ha mutilato in altro modo.

Ricordate? “Trappole culturali”, “incompetenza sdoganata”, “ideologia”?… Oppure tutto insieme?

Poi, certi “fenomeni” hanno anche la faccia di chiederci di essere “resilienti”, di sopportare, per diritto divino, loro e le loro idee balzane. Ci manca solo che con sguardo vitreo e voce mielosa ci vengano a dire: “e nessuno si farà male”.

Non credo che allo sparuto, tartassato e mortificato italiano medio di oggi sia stato dato di scegliere: probabilmente è affogato in tutto questo e altro ancora senza riuscire (o fare in tempo) a operare un’informata distinzione.

E senza avere il civico ardimento di valutare una onnipresente, consolidata MALAFEDE.

Damiano Mastroiaco

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