Balistica Forense: quando la scienza smentisce l’Accusa. Il caso della Traiettoria.

Di Maurizio Broegg (ingegneria e balistica forense)

Nel campo della balistica forense, la differenza tra una condanna e un’assoluzione risiede spesso nella precisione millimetrica e nel rigore metodologico. In questo recente caso giudiziario, ho voluto riportare l’attenzione sull’importanza della CTP (Consulenza Tecnica di Parte) nel confutare conclusioni che, a un primo esame superficiale, sembravano inattaccabili.

La vicenda

Il caso trae origine da un episodio di sparo che ha attinto un’abitazione privata in provincia di Napoli. Un proiettile, dopo aver attraversato una tapparella e il vetro di una porta-finestra, si era conficcato in una parete interna. Le indagini preliminari, condotte con il supporto dei reparti scientifici, avevano portato al sequestro di una pistola semiautomatica calibro 7,35 mm appartenente a un sospettato.

Inizialmente, la perizia balistica dell’accusa aveva stabilito una “certezza assoluta” di compatibilità tra l’arma sequestrata e il proiettile repertato, collocando inoltre il punto di sparo sul terrazzo dell’indagato.

La smentita tecnica: Caratteristiche di Classe

Ho basato il mio contributo tecnico su una dettagliata analisi delle “caratteristiche di classe”.

Mentre l’accusa sosteneva l’identità balistica, ho evidenziato discrepanze macroscopiche: l’ampiezza dei solchi della rigatura lasciati sulla camicia del proiettile non coincideva affatto con i campioni che ho sparato sperimentalmente dall’arma in sequestro.

Secondo i protocolli internazionali ENFSI, tali divergenze avrebbero dovuto indurre i periti a un giudizio di “esclusione” (Livello E) piuttosto che di identità. Ho rilevato che la canna dell’arma repertata presentava un’usura e una morfologia delle impronte che non trovavano alcun riscontro nei miei test a fuoco eseguiti con la pistola dell’indagato.

La prova regina: La geometria della traiettoria

Il colpo di grazia alla tesi accusatoria l’ho inferto però attraverso la ricostruzione spaziale. Spesso, nelle perizie affrettate, si tende a considerare un solo punto di impatto, ma la geometria ci insegna che per un punto passano infinite rette.

Utilizzando modelli CAD e rilievi fotogrammetrici, ho analizzato il segmento certo della traiettoria: quello che unisce il foro sulla tapparella esterna con il foro sul vetro interno.

I risultati che ho ottenuto sono stati sorprendenti. Prolungando tale retta verso l’esterno, la linea di tiro si attestava a una quota di oltre 7 metri superiore rispetto al terrazzo dell’indagato. In parole povere, per aver esploso quel colpo, l’indagato avrebbe dovuto trovarsi sospeso nel vuoto, diversi metri sopra la propria abitazione.​

Conclusioni

Questo caso sottolinea come io non possa prescindere, nel mio lavoro, da una visione d’insieme che unisca la microscopia comparativa alla cinematica del proiettile. “La scienza balistica non è un atto di fede”, ho ribadito nelle mie conclusioni per la difesa, “ma una disciplina basata su dati metrici e oggettivi”.

Considero questo processo un esempio fondamentale di quanto sia vitale il diritto alla controperizia per evitare errori giudiziari derivanti da una valutazione parziale o errata delle prove fisiche sulla scena del crimine.

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