
A cura di Maurizio BroeggIngegneria e Balistica forense · Gazzetta delle Armi
Quando una conclusione deve essere verificata nel metodo
In balistica forense, una conclusione plausibile non è necessariamente una conclusione scientificamente
dimostrata. Non basta osservare un dato, applicare una formula e ricavarne un’interpretazione: occorre
verificare che il procedimento sia corretto e che il modello impiegato sia adeguato al fenomeno da spiegare.
La distinzione è particolarmente importante quando si ricostruisce una ferita d’arma da fuoco e, soprattutto, quando dai risultati tecnici si tenta di ricavare indicazioni sulla presunta finalità del gesto.
Un caso affrontato nell’ambito di un incarico peritale relativo a un procedimento per tentato omicidio offre lo spunto per esaminare questo problema metodologico. La documentazione riguardava una persona attinta da un colpo d’arma da fuoco mentre si trovava a bordo di una motocicletta in movimento, nel corso di una dinamica che coinvolgeva anche un’automobile.
Nella valutazione tecnica di parte, il tragitto del proiettile attraverso il corpo era stato descritto richiamando un fenomeno di «scivolamento nei tessuti». Da tale interpretazione era stata ricavata la valutazione secondo cui il colpo sarebbe stato diretto a ferire, piuttosto che a uccidere.
LA DOMANDA METODOLOGICA
Quali elementi consentono di collegare la morfologia della ferita alla dinamica del proiettile e,
successivamente, di utilizzare quella ricostruzione per formulare un giudizio sulla finalità del
colpo?
La gelatina balistica: un riferimento sperimentale con limiti precisi
La gelatina balistica è ampiamente utilizzata nella ricerca sulla balistica terminale perché consente di studiare e confrontare, in condizioni controllate, diversi aspetti dell’interazione tra proiettile e materiale simulante. La letteratura scientifica ne riconosce l’utilità, evidenziando al tempo stesso l’influenza di variabili quali il tipo di proiettile, la regione anatomica interessata e l’eventuale presenza di strati intermedi.
Se correttamente preparata e calibrata, la gelatina può offrire informazioni sulla penetrazione e consentire di osservare fenomeni quali la deformazione del proiettile e la formazione delle cavità. Non è quindi un modello privo di valore: è uno strumento sperimentale importante, purché ne venga rispettato il campo di applicazione.
Il corpo umano, infatti, non è un mezzo omogeneo. Comprende tessuti con proprietà meccaniche differenti, strutture ossee, fasce connettivali, organi e cavità, organizzati secondo geometrie variabili da individuo aindividuo. Il comportamento di un proiettile in un blocco omogeneo non può perciò essere trasferito automaticamente a un tragitto lesivo reale senza considerare le condizioni anatomiche e dinamiche specifiche.
PRINCIPIO CHIAVE
Il risultato ottenuto su un simulante può contribuire a formulare un’ipotesi; la sua
applicabilità al caso concreto deve però essere giustificata, non semplicemente presunta.
Dalla profondità di penetrazione alla ricostruzione reale
Un errore metodologico può verificarsi quando un parametro sperimentale viene trattato come se descrivesse direttamente un evento reale, senza verificare le condizioni che rendono legittimo il confronto. La profondità di penetrazione in un simulante, per esempio, non costituisce da sola una misura universale della profondità che lo stesso proiettile avrebbe percorso nel corpo umano. Il risultato dipende dalle caratteristiche del simulante, dalle condizioni di prova, dal proiettile e dalle modalità dell’interazione.
Gli studi sulla standardizzazione della gelatina sottolineano l’importanza della preparazione, della calibrazione e della documentazione delle condizioni sperimentali, così da rendere i risultati confrontabili. Ne deriva un principio essenziale: un dato sperimentale può sostenere un’ipotesi ricostruttiva, ma non sostituisce la verifica di compatibilità con le evidenze del caso concreto.
Lo stesso criterio vale per le formule matematiche. Una relazione può essere corretta nel proprio ambito di validità, ma non per questo è utilizzabile indistintamente in qualsiasi situazione. Prima di applicarla occorre stabilire quali grandezze siano note, quali misurate, quali stimate e quali ipotesi siano necessarie per ottenere il risultato. Se queste condizioni non vengono esplicitate, si rischia di ottenere un risultato numericamente preciso ma non sufficientemente fondato sul piano ricostruttivo.
Il fenomeno dello scivolamento e l’interpretazione del tramite
Il percorso di un proiettile all’interno del corpo può essere influenzato dalla geometria dell’impatto,
dall’orientamento del proiettile e dalle caratteristiche delle strutture anatomiche attraversate. Un tragitto
obliquo o relativamente superficiale è fisicamente possibile; tuttavia, definirlo «scivolamento nei tessuti» non basta a dimostrarne il meccanismo.
Per sostenere un’interpretazione di questo tipo occorre esaminare la documentazione medico-legale, la
localizzazione delle ferite, la direzione del tramite, le strutture anatomiche interessate e gli eventuali riscontri strumentali disponibili. È inoltre necessario distinguere la traiettoria del proiettile nello spazio dal tragitto percorso all’interno del corpo: la prima descrive il movimento prima dell’impatto; il secondo è il risultato dell’interazione tra proiettile e strutture anatomiche.
I due elementi devono essere valutati congiuntamente, ma non possono essere considerati automaticamente coincidenti. La morfologia del danno non dipende da un solo parametro: concorrono il tipo di proiettile, il suo comportamento durante la penetrazione, le caratteristiche del bersaglio e la successione delle strutture attraversate.
ATTENZIONE ALL’INFERENZA
La sola profondità del tramite, o un confronto non verificato con un simulante, non è
sufficiente a dimostrare il meccanismo che avrebbe prodotto la lesione.
Quando i veicoli sono in movimento
Nel caso preso come spunto, la presenza di due veicoli in movimento costituiva un ulteriore elemento da
considerare. La posizione relativa dei mezzi, l’assetto del motociclo, l’orientamento del corpo e le eventuali variazioni intervenute durante l’evento possono influire sulla geometria dell’impatto.
La posizione anatomica della ferita non dovrebbe quindi essere interpretata isolatamente, come se il bersaglio fosse necessariamente fermo e mantenesse una postura invariata. D’altra parte, la sola circostanza che i veicoli fossero in movimento non permette di stabilire quale fosse la posizione esatta al momento dell’impatto:
tale ricostruzione richiede elementi documentali e riscontri indipendenti.
Il principio metodologico resta invariato: le ipotesi devono essere confrontate con l’insieme delle evidenze disponibili, senza attribuire a un singolo dato una capacità dimostrativa superiore a quella effettiva.

La balistica può determinare l’intenzione di chi ha sparato?
Questo è il passaggio che richiede la maggiore cautela. La sede della ferita, la direzione del tramite, la
profondità della penetrazione e le strutture anatomiche interessate possono contribuire alla ricostruzione della dinamica lesiva. Non consentono, tuttavia, di determinare automaticamente la finalità del gesto.
L’assenza di una lesione a un organo vitale non dimostra, da sola, che il colpo fosse diretto esclusivamente a ferire. Allo stesso modo, la gravità della lesione non costituisce, isolatamente, una prova univoca dell’intenzione omicida.
È utile mantenere distinti tre livelli di analisi:

Il consulente può fornire elementi tecnici utili alla ricostruzione dell’evento e valutare la compatibilità tra ipotesi alternative e dati oggettivi. Non dovrebbe, però, trasformare un singolo elemento balistico in una dimostrazione autonoma dell’intenzione dell’autore. Delimitare correttamente le conclusioni non indebolisce una perizia: ne rafforza l’affidabilità.
Il vero errore metodologico
L’insegnamento che si ricava da casi di questo genere non consiste nel negare l’utilità della gelatina balistica o dei modelli matematici. Consiste nel riconoscere che ogni modello possiede un campo di validità e che il trasferimento dei risultati a un evento reale richiede una verifica critica.
Un modello può essere utile per formulare ipotesi e confrontare scenari, purché siano esplicitati i parametri utilizzati, le condizioni sperimentali, le assunzioni adottate e i limiti dell’analisi. La sua utilità dipende proprio dalla capacità di distinguere ciò che permette di osservare da ciò che non consente di dimostrare.
La gelatina balistica può offrire un riferimento sperimentale prezioso, ma non sostituisce l’esame
anatomo-patologico. Una formula può quantificare una relazione fisica, ma non compensare l’assenza dei dati necessari alla sua applicazione. Una ricostruzione può risultare compatibile con una determinata ipotesi: questa compatibilità non equivale necessariamente alla dimostrazione che l’evento si sia svolto proprio in quel modo.
IN SINTESI
La precisione del calcolo non elimina l’incertezza dei dati di partenza. Una conclusione è
affidabile quando sono trasparenti il metodo, le assunzioni e i limiti.
Conclusioni: il rigore sta nel procedimento
La balistica forense richiede un metodo capace di integrare le evidenze materiali, la geometria della traiettoria, le caratteristiche del proiettile, i riscontri medico-legali e i risultati sperimentali pertinenti. Nessuno di questi elementi dovrebbe essere utilizzato al di fuori del proprio ambito senza un’adeguata giustificazione scientifica.
Il valore di una consulenza non si misura dalla sicurezza con cui viene formulata una conclusione, ma dalla solidità del percorso attraverso il quale quella conclusione viene raggiunta. In una perizia non basta che una spiegazione sia possibile: occorre verificare se sia sostenuta dai dati e se il metodo utilizzato consenta davvero di arrivare a quel risultato.
La scienza forense non deve adattare i dati a una tesi precostituita. Deve sottoporre ogni tesi alla verifica dei dati, dichiarando con chiarezza ciò che è dimostrato, ciò che è compatibile con le evidenze e ciò che rimane incerto.
Riferimenti bibliografici essenziali
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Nota editoriale: i riferimenti bibliografici sono stati verificati nei cataloghi e nelle pagine editoriali consultabili. Prima della pubblicazione, eventuali citazioni testuali o riferimenti a un caso giudiziario concreto dovrebbero essere confrontati con gli atti e con le fonti originali pertinenti.
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