
di Damiano Mastroiaco
Solenni, statuari indossatori di giacche da tiro Gehmann in pelle e velluto…austeri, ecclesiastici piluccatori di pallini RWS che profumavano di sapone Marsiglia.
Vecchi amici carabinisti legati alla cara, vera C10.
Voi che andavate in punteria con scenografiche movenze e che con manoguantata chiamavate indietro a manovella quel cigolante, spietato diagramma cartaceo chiamato bersaglio.
Che su quella piazzola ci abbiate lasciato il cuore, o che l’arma lunga in piedi siastata solo un fuggevole capitolo nella vostra storia di tiratori, fra una hit degliAbba e una sconvolta visione di Christiane F, questo articolo parla di pistoni amolla, di raffinate Feinwerkbau 300S, di somiglianti ma più consistenti Diana 75, di Anschutz e di sopraccigli spaccati dalle leve delle rozze Walther a precompressione, sfuggite di mano in fase di carica…
Parla di me, parla di voi, parla di quel colpo che riuscimmo a correggere DOPO aver scattato… ci racconta di quel cestino pieno di foglietti gialli perforati da centinaia di ore di allenamenti e, non di rado, strappati via con rabbia dal supporto.
Il Passato
Al loro apparire i primi schioppi individuali, per come furono concepiti, non potevano che essere utilizzati in posizione eretta e senz’appoggio.
Si trattava in pratica di “armi da fuoco in asta”, più simili a corsesche e partigiane che non all’immagine che abbiamo maturato sui banchi di scuola.

Sarebbero passati un bel mucchio di decenni prima che la nuova arma raggiungesse nei fatti l’intuibile parallelo d’uso con la balestra, ancestrale precorritrice dell’arma da fuoco “da imbracciata”.


Moschettieri, micce lente e ritorno all’antico
Le moderne dottrine dello sniping “estremo” stanno riproponendo metodiche ditiro che sembravano dimenticate: quel treppiede così simile a quelli fotografici,sopra e sotto al quale qualcuno ha voluto agganciare costose meravigliein .50Browning, è studiato per il tiro in ginocchio e in piedi, e non può cheriportarci alla memoria le forcelle alle quali Giannizzeri turchi e Moschettieri della Guerra dei Trent’anni appoggiavano le armi a miccia, perché la collimazione sortisse l’esito sperato.
Non che i moschetti non fossero usati a braccio libero: pare che le battagliefossero molto più caotiche di quanto ci abbia descritto il ripetitivo Cinema dello scorso secolo. Per forza di cose della forcella ci saremmo presto liberati, magariper tirare da posizione eretta e stendere un forsennato sciabolatore a cavallo, e subito dopo per usare il moschetto come clava…

Il tiro in piedi: ardimento e immediatezza

Benché in nessuna sequenza del film il protagonista compaia impegnato in un tiro in piedi, la posizione risulta davvero “da manuale”, segno certo di grande competenza specifica da parte del cartellonista.
In ogni sezione del TSN, l’aspirante carabinista non si trova mai a tirare subito“a fuoco”. Non c’è modo di eludere la tappa dei “10 metri”, e questo perprecise ragioni di ordine tecnico, psicologico ed economico: è necessario digerire un’azione di scatto che non somiglia a nulla che il novizio possa aver conosciuto in precedenza, rimodellare la mente in funzione del primo esecondo tempo, imparare a gestire la respirazione e acquisire l’evanescentesemi-apnea che molti ricordano come un incubo.
Per quanto forte sia la passione, il novello tiratore può aver sviluppato ansie inquanto all’uso di un’arma da fuoco. In quel caso può scordarsi di apprendere tutto questo con la necessaria concentrazione.
Spiace dirlo, ma è raro che il raggirato e impaurito europeo di oggi abbia avuto a che fare col reale suono di uno sparo in tenera età, figuriamoci col rinculo.
Entrambe le condizioni possono indurre timore nel principiante, che per questo dovrà poi affrontare una fase ulteriore di condizionamento prima di poter anche solo INIZIARE la propria preparazione di tiratore.
Un dato sufficiente per giustificare l’approccio al Tiro attraverso la raccolta ritualità dei “10 metri”.
Va poi ricordata la questione costi: il tiro con il .22lr non configura un esborso “impossibile”, ma rappresenta comunque una spesa INUTILE se il tiratore informazione non ha ben chiaro cosa stia facendo. In altre parole il .22lr istruisce, prepara, ma purtroppo non “sfoga”.

Canna Walther e mire micrometriche su una vera “nave scuola” per generazioni di tiratori USA.
Ricordiamo tutti i QUINTALI di pallini ingoiati dalle trappole metalliche (quandoc’erano) nell’attesa che un bravo istruttore diradasse, con la pazienza che il caso richiedeva, le infuocate nebbie della nostra passione.
Arrivammo tutti al punto in cui rimpiangemmo di aver buttato via tanto piombo inutilmente, di aver rinunciato a quei possibili “dieci” dai quali avremmo imparato assai più che dalle migliaia di febbrili azionamenti della leva di caricamento. Un attimo magico, quello: il confine netto fra novizio e tiratore.
E il bello è che tale approccio non è, una volta tanto, un’esclusiva della perbenista e apprensiva Europa: in ambito National Rifle Association (l’americana NRA) tale fondamentale “svezzamento” è stato svolto, per anni, dalle popolari carabine Daisy a precompressione, una presenza iconica e un regalo fra i più ambìti nelle mani del giovinetto medio americano, che grazie adessa imparava a riconoscere, se ben guidato, le mille insidie nascoste in un’operazione solo in apparenza elementare.

Orsù, torniamo all’argomento dell’articolo: il tiro d’arma lunga in piedi è il più immediato… ma anche il meno “tecnico”, il meno generoso in quanto a risultati, quello che pur ossequiando ogni canonica impostazione, dalla distanza fra i piedi alla cura dello scatto, ci offre meno garanzie di risultato.
Se nel loro insieme gli sport del Tiro formano un universo da esplorare, dai due metri e trentasette centimetri delle freccette fino alla costosa disciplina dell’arma lunga a due miglia, il tiro in piedi è un vero “universo nell’universo” che si è svelato, nei secoli, in modi e maniere simili nella forma ma a volte addirittura incompatibili nella sostanza. Più che doveroso che una carriera di tiratore iniziasse proprio da esso.

Nella seconda parte andremo a rompere le balle alle non poche discipline del tiro in piedi riportandone, con dovizia di dettagli e il pathos che mi caratterizza,ogni inquietante risvolto.
Damiano Mastroiaco
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