
di Maurizio Broegg (ingegneria e balistica forense).
Contatti e riscontri peritali: info@broegg.it

PREMESSA DELL’AUTORE
Nell’ambito della mia attività professionale, attraverso le perizie balistiche forensi e i riscontri
tecnici effettuati su casi reali, mi trovo sempre più frequentemente ad analizzare dinamiche di
scontro in cui le vittime sono state minacciate con armi da fuoco.
Parallelamente, osservando il panorama informativo e i social media, si assiste a una proliferazione
di video in cui presunti istruttori propongono “tecniche risolutive” di autodifesa:
disarmi veloci, leve articolari, mosse per sottrarre con estrema facilità una pistola puntata
alla testa o al corpo.
Questi contenuti trasmettono inavvertitamente messaggi e consigli del tutto errati
e drammaticamente pericolosi.
Chi mostra tali tecniche opera in un ambiente controllato, senza il carico di stress neurofisiologico
che un’arma vera genera sul corpo umano. L’obiettivo di questo articolo è spiegare, su
basi scientifiche e balistico-forensi, perché la mente e il corpo umano non rispondono
come nei video scenografici e perché si invitano caldamente gli utenti a evitare nel modo
più assoluto di emulare simili tentativi di disarmo, le cui probabilità di esito fatale sono
estremamente elevate.
- La cascata neurobiologica: il sistema “Lotta o Fuga”
Di fronte a una minaccia armata reale, l’amigdala — il centro cerebrale di elaborazione della paura
— rileva il pericolo e attiva istantaneamente l’ipotalamo, scatenando una risposta del Sistema
Nervoso Autonomo (SNA) nella sua componente simpatica.
In una frazione di secondo:
- Vengono rilasciate massicce quantità di adrenalina, noradrenalina e cortisolo.
- La frequenza cardiaca (BPM) impenna repentinamente sopra i livelli fisiologici di guardia.
- Il sangue viene dirottato dai visceri e dalla pelle verso i grandi gruppi muscolari.
- Si disattiva il pensiero analitico e razionale, sostituito da risposte primitive di sopravvivenza.
La scala di Siddle e la frequenza cardiaca
60 – 80 BPM:
Frequenza a riposo.
115 – 145 BPM:
Zona ottimale per la risposta al combattimento.
145 – 175 BPM:
Inizio del degrado delle abilità motorie fini e aumento delle distorsioni sensoriali. 175 BPM:
Iper-attivazione (“Black Condition”). Perdita della visione periferica, collasso del giudizio
razionale, potenziale paralisi. È in questa fascia che si trova una vittima non addestrata
con una pistola puntata addosso.
- Perché i “disarmi scenografici” falliscono nella realtà
Le tecniche di disarmo proposte nei video presuppongono tre elementi che nella realtà non esistono
mai contemporaneamente: tempo di reazione azzerato, coordinazione motoria perfetta e assenza
di risposta dell’aggressore.
Il degrado delle capacità motorie fini e complesse
Sotto minaccia letale, la micro-circolazione alle estremità si riduce drasticamente, provocando la
perdita della manualità fine.

- Distorsioni sensoriali e cognitive
La ricostruzione forense degli eventi dimostra come le vittime subiscano alterazioni percettive
profonde:
- Visione a Tunnel (Tunnel Vision): Il campo visivo si restringe esclusivamente sulla volata
dell’arma o sul volto dell’aggressore. La vittima perde la percezione dell’ambiente circostante, di
eventuali complici o di vie di fuga. - Esclusione Uditiva (Auditory Exclusion): Il cervello sopprime i suoni non ritenuti essenziali.
Molte vittime non sentono nemmeno il rumore del carrello che scarrella o le minacce verbali. - Compressione o Dilatazione Temporale: L’azione sembra svolgersi al rallentatore o in un
millisecondo. In entrambi i casi, la stima del momento “giusto” per reagire è gravemente sfalsata.
- Le Reazioni Istintive della Vittima: Le “4 F”
In sede di analisi forense si riscontra che le reazioni della vittima sotto minaccia armata rientrano
quasi sempre in quattro categorie istintive, ben lontane dalle manovre da film:
1-Freeze (Congelamento/Paralisi): È la risposta più frequente. Il cervello va in sovraccarico
percettivo e il corpo si blocca. È un meccanismo di difesa ancestrale.
2-Fawn (Sottomissione/Compiacimento): Assecondare l’aggressore (es. consegnare l’orologio
o il portafogli). Statisticamente è la risposta con il più alto tasso di sopravvivenza nelle rapine a
mano armata.
3-Flight (Fuga): La ricerca d’istinto di un riparo o di una via d’uscita, se la distanza lo permette.
4-Fight (Lotta): La reazione d’impeto disperata, che spesso sfocia in colluttazioni caotiche e
disordinate, ben diverse dai disarmi puliti mostrati sui social network.
NOTA SULL’AUTORE
Maurizio Broegg
Perito Balistico — Studio di Ingegneria e Balistica Forense
Sede: Vibonati (SA)
Svolge attività di consulenza tecnica in materia di balistica forense, ricostruzione dinamica di
scenari criminosi e balistica lesionale:
- In ambito Penale: Consulente Tecnico / Perito per Procure della Repubblica (PM),
Giudici e Tribunali. - In ambito Difensivo: Consulente Tecnico di Parte (CTP) per studi legali e avvocati.
Contatti per quesiti tecnici, riscontri peritali e approfondimenti:
Email: info@broegg.it
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