RICOCHET: Dalla superficie d’impatto alla nuova traiettoria: cosa accade realmente a un proiettile dopo un rimbalzo

A cura di Maurizio Broegg Ingegneria e Balistica Forense

Un proiettile parte dalla canna seguendo una traiettoria determinata dalle condizioni dello sparo. Ma cosa accade quando, lungo il suo percorso, incontra una superficie? La risposta più immediata sarebbe: rimbalza. Dal punto di vista della balistica forense, però, questa definizione è decisamente troppo semplice. Quando un proiettile colpisce una superficie e non la perfora, l’interazione può modificarne ladirezione, l’assetto e l’integrità. Il proiettile può deformarsi, frammentarsi o perdere parte della propria energia, mentre la superficie può conservare tracce dell’impatto. Il risultato è un fenomeno che, nella ricostruzione di una scena di sparo, deve essere interpretato considerando contemporaneamente proiettile, superficie e condizioni dell’impatto.

IL PROIETTILE NON È UNA PALLINA DA BILIARDO

Uno degli errori più frequenti consiste nell’immaginare il ricochet come una riflessione perfettamente regolare. In un modello geometrico ideale, una superficie potrebbe essere assimilata a uno specchio: conoscendo la traiettoria di arrivo e l’angolo d’incidenza, sarebbe possibile prevedere quella di uscita. Un proiettile reale, però, non è un punto materiale e una superficie reale non è uno specchio ideale. Durante l’impatto intervengono numerosi fattori:  geometria e caratteristiche costruttive del proiettile;  massa e tipologia del proiettile;  velocità al momento dell’impatto;  angolo d’incidenza;  natura e caratteristiche della superficie;  rugosità e composizione del materiale; deformazione del proiettile;  eventuale frammentazione.
La letteratura sperimentale mostra chiaramente che il comportamento del ricochet può cambiare anche in maniera significativa modificando la combinazione proiettile–superficie. Per questo motivo, parlare genericamente di “angolo di ricochet” senza specificare le condizioni sperimentali può essere fuorviante.

L’ANGOLO D’INCIDENZA CONTA, MA NON È UNA LEGGE UNIVERSALE

Nella letteratura balistica viene utilizzato il concetto di angolo critico di ricochet. Si tratta, semplificando, dell’angolo d’incidenza associato alla transizione verso condizioni nelle quali il ricochet diventa possibile o osservabile secondo i criteri dello specifico esperimento. Il punto fondamentale è però questo: un angolo critico non è una costante universale del proiettile. È un risultato sperimentale riferito a una determinata combinazione di proiettile, munizionamento, superficie e condizioni di prova. Un esempio particolarmente interessante riguarda i proiettili 9 mm Luger impiegati contro piastrelle ceramiche smaltate. In quello studio sono stati riportati angoli critici di 14,8° per le piastrelle dapavimento e 16,6° per quelle da parete. Sarebbe però un errore trasformare questi numeri in una regola del tipo: “Sotto i 15° il proiettile ricocchetta. ”La conclusione corretta è molto più prudente: in quelle specifiche condizioni sperimentali, sono stati osservati quei determinati comportamenti. La distinzione è fondamentale, soprattutto quando i dati sperimentali vengono utilizzati per interpretare una scena reale.

CEMENTO, LEGNO, VETRO E CERAMICA NON SONO LA STESSA COSA

La superficie contro la quale avviene l’impatto ha un ruolo determinante. Uno studio condotto con proiettili 7,62 × 39 mm su differenti superfici in cemento e cementizie ha evidenziato valori critici differenti: 10,8° e 11,1° per due differenti superfici in calcestruzzo e 13,2° per la superficie cementizia studiata. Gli autori hanno inoltre osservato fenomeni di frammentazione in corrispondenza delle condizioni critiche e tracce di bullet wipe utili per l’interpretazione della direzionalità. Il dato interessante non è soltanto il valore numerico. È soprattutto la differenza di comportamento ottenuta cambiando la superficie. Un altro studio, sempre su proiettili 7,62 × 39 mm, ha analizzato quattro differenti tipi di legno, riportando valori dell’angolo critico compresi approssimativamente tra 9,9° e 13,3°. Anche in questo caso, quindi, la superficie non può essere considerata un elemento secondario.

E IL VETRO?

Il vetro rappresenta un ulteriore esempio particolarmente significativo. Uno studio del Netherlands Forensic Institute ha esaminato il comportamento del ricochet su vetro piano utilizzando differenti tipologie di cartucce. Per il 9 mm Luger con proiettile FMJ, è stato riportato un angolo critico di 15,8°. Lo stesso studio ha però mostrato valori differenti per altre cartucce e ha evidenziato che anche gli angoli di ricochet e di deflessione variano in relazione alla tipologia e allo stato del proiettile dopo l’impatto. È un esempio molto efficace per comprendere perché non sia corretto parlare dell’“angolo di ricochet del 9 mm” come se fosse un valore unico. Il comportamento è legato alla specifica configurazione sperimentale.

DOPO IL RICOCHET IL PROIETTILE PUÒ CAMBIARE ASSETTO

Il ricochet non modifica necessariamente soltanto la direzione. Durante l’interazione con la superficie il proiettile può deformarsi e, in determinate condizioni, frammentarsi. Può inoltre proseguire con un orientamento diverso rispetto a quello posseduto prima dell’impatto.Questo aspetto è particolarmente importante nella ricostruzione di un evento di sparo. Un proiettile che ha colpito una superficie non deve quindi essere considerato semplicemente come un proiettile che ha seguito una nuova linea geometrica perfettamente prevedibile. La sua configurazione dopo l’impatto può essere diversa da quella iniziale. Nel caso delle piastrelle ceramiche, lo studio sui 9 mm Luger ha documentato anche differenti caratteristiche dei segni di ricochet, tra cui il cosiddetto “caterpillar impact mark” e il “nucleusricochet mark”, osservato in relazione alla frammentazione del proiettile in determinate condizioni sperimentali. Sono dettagli che, per il balistico, possono assumere un interesse concreto nella lettura della scena.

LA SUPERFICIE PUÒ RACCONTARE LA STORIA DELL’IMPATTO

Una delle caratteristiche più interessanti del ricochet è che l’impatto può lasciare sulla superficie una serie di tracce utili alla ricostruzione. A seconda del materiale e delle condizioni possono essere presenti: craterizzazioni; abrasioni; deformazioni; residui metallici; frammenti; tracce di strisciamento; bullet wipe; caratteristiche morfologiche del punto d’impatto. Nello studio sulle superfici in cemento e calcestruzzo, per esempio, gli autori hanno osservato bullet wipe marks associati alla direzionalità del proiettile durante il ricochet. È stata inoltrerilevata una relazione tra angolo d’incidenza e profondità del cratere nella superficie cementizia studiata. Anche lo studio sulle piastrelle ceramiche ha evidenziato caratteristiche specifiche dei segni di ricochet. La superficie può quindi diventare una sorta di testimone dell’interazione avvenuta con ilproiettile. Ma, ancora una volta, ogni traccia deve essere interpretata nel proprio contesto sperimentale eforense.

QUANDO LA GEOMETRIA PUÒ INGANNARE

Immaginiamo una scena nella quale venga individuato un segno di ricochet su una superficie e, a distanza, un secondo punto d’impatto. La tentazione potrebbe essere quella di unire semplicemente i due punti e tracciare una linea. È proprio qui che può nascere l’errore. Il comportamento del proiettile dopo il ricochet può essere condizionato dalla deformazione, dalla frammentazione, dall’assetto assunto dopo l’urto e dalle caratteristiche della superficie. La ricerca sperimentale sul cemento e sul calcestruzzo ha evidenziato, per esempio, una sensibilità del comportamento del ricochet alle differenze di rugosità e composizione della superficie. La geometria rimane uno strumento fondamentale della ricostruzione balistica, ma la geometria deve essere sostenuta dall’osservazione fisica della scena. Non basta tracciare una linea. Bisogna comprendere cosa è successo nel punto in cui quella linea si è interrotta.

RICOCHET NON SIGNIFICA “PROIETTILE INNOCUO”

Un altro errore consiste nel ritenere che un proiettile che ha ricochetato abbia necessariamente perso ogni capacità lesiva. Il ricochet comporta una modifica dell’energia e dell’assetto del proiettile, ma non implica automaticamente che il proiettile diventi incapace di produrre un danno. Il comportamento successivo dipende dalle condizioni dell’impatto e dal proiettile utilizzato. Per questo motivo, anche un proiettile o un frammento proveniente da un ricochet deve essere considerato nell’ambito della ricostruzione complessiva dell’evento.

LA RICOSTRUZIONE PARTE DALLA SCENA

Quando si deve ricostruire un evento di sparo, il ricochet non dovrebbe essere studiato come un fenomeno isolato. Occorre mettere in relazione:arma → munizionamento → posizione di sparo → traiettoria iniziale → superficie d’impatto→ segno di ricochet → eventuale traiettoria successiva → secondo impatto → posizione finaledel proiettile o dei frammenti. A questi elementi si aggiungono le deformazioni del proiettile, le caratteristiche della superficie, gli eventuali residui e tutti gli altri reperti acquisiti durante il sopralluogo. Il compito del perito balistico non è quindi semplicemente quello di “disegnare una traiettoria”. È quello di verificare se l’insieme degli elementi fisici disponibili sia compatibile con una determinata ricostruzione.

ATTENZIONE AI NUMERI

Questo è probabilmente il messaggio metodologico più importante dell’intero articolo. La letteratura scientifica fornisce valori di angoli critici, angoli di ricochet e caratteristiche dei segni d’impatto. Sono dati estremamente utili. Ma sono dati sperimentali. Un valore ottenuto con un determinato proiettile contro una determinata superficie non può essere automaticamente trasferito a un’altra situazione. Il valore di 15,8° osservato per il 9 mm Luger FMJ su vetro piano, ad esempio, non è “l’angolo diricochet del 9 mm”. È il risultato ottenuto in quella specifica configurazione sperimentale. Lo stesso principio vale per i 14,8° e 16,6° osservati sulle piastrelle ceramiche e per i valori ottenuti sulle superfici cementizie. Questa distinzione è essenziale quando si passa dal laboratorio alla scena reale.

IL RICOCHET COME STRUMENTO DI RICOSTRUZIONE

Paradossalmente, proprio ciò che rende il ricochet un fenomeno complesso può trasformarlo in unafonte importante di informazioni.La superficie può fornire indicazioni.Il proiettile può conservare deformazioni.I frammenti possono indicare la dinamica dell’impatto.La successione degli impatti può consentire di formulare una ricostruzione.Ogni elemento, preso singolarmente, può avere un significato limitato.Ma l’insieme delle evidenze può consentire al perito di valutare la compatibilità tra la scenaosservata e una determinata dinamica di sparo.È questa la differenza tra una semplice osservazione e una ricostruzione balistica.

QUANDO IL PROIETTILE CAMBIA STRADA, CAMBIA ANCHE LA DOMANDA

Il ricochet ci ricorda una regola fondamentale della balistica forense: la traiettoria non è sempre una linea semplice da prolungare. Un proiettile può incontrare una superficie, deformarsi, frammentarsi, modificare il proprio assetto e proseguire verso una direzione differente. E ogni modifica può lasciare una traccia. Per questo, davanti a un presunto ricochet, la domanda del perito non dovrebbe essere soltanto: “Da dove è arrivato il proiettile?” La domanda più completa è: “Che cosa è accaduto al proiettile nel momento in cui ha incontrato quella superficie?” È da questa domanda che può iniziare una corretta ricostruzione balistica.

IN BREVE

Il ricochet non è semplicemente un rimbalzo. È il risultato di un’interazione complessa tra proiettile, velocità, angolo d’incidenza, superficie e condizioni dell’impatto. La direzione successiva può essere modificata; il proiettile può deformarsi o frammentarsi e il suo assetto può cambiare. Per questo, nella ricostruzione di una scena di sparo, il segno lasciato dalla superficie deve essere letto insieme a tutti gli altri reperti. Quando il proiettile cambia strada, cambia anche la storia che la scena racconta.

RIFERIMENTI SCIENTIFICI ESSENZIALI

1. Nishshanka B., Shepherd C., Punyasena M.A., Ariyarathna R., Ricochet of AK bullets (7,62 × 39mm) on concrete and cement surfaces; a forensic-based study, Science & Justice, 61(5), 467–476,2021. DOI: 10.1016/j.scijus.2021.06.004.
2. Nishshanka B., Shepherd C., Jayawickrama S.M., Ariyarathna R., Ricochet of 9 mm pistol bulletson glazed ceramic tiles: An empirical study in support of shooting incident reconstruction, Journalof Forensic Sciences, 68(1), 101–112, 2023. DOI: 10.1111/1556-4029.15180.3. Mattijssen E.J.A.T., Pater K.D.H., Stoel R.D., Ricochet Behavior on Glass—Critical RicochetAngles, Ricochet Angles, and Deflection Angles, Journal of Forensic Sciences, 61(6), 1456–1460,2016. DOI: 10.1111/1556-4029.13201.4. Nishshanka B., Shepherd C., AK bullet (7,62 × 39 mm) ricochet off flat, wooden targets; Aforensic-based study, Forensic Science International, 326, 110903, 2021. DOI:10.1016/j.forsciint.2021.110903.

Nota metodologica: i valori numerici riportati nella letteratura sono riferiti alle specifiche condizioni sperimentali dei singoli studi e non devono essere interpretati come valori universali applicabili a qualsiasi proiettile, munizionamento o superficie.

Maurizio Broegg Perito Balistico – Ingegneria e Balistica Forense

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